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giovedì 10 gennaio 2013

A volte ritornano: Amerigo di Francesco Guccini



Probabilmente uscì chiudendo dietro a se la porta verde, 
qualcuno si era alzato a preparargli in fretta un caffè d' orzo. 
Non so se si girò, non era il tipo d' uomo che si perde 
in nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo. 

Quand' io l' ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio 
o così a me sembrava, ma allora non andavo ancora a scuola. 
Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio, 
un cinto d' ernia che sembrava una fondina per la pistola. 

Ma quel mattino aveva il viso dei vent' anni senza rughe 
e rabbia ed avventura e ancora vaghe idee di socialismo, 
parole dure al padre e dietro tradizione di fame e fughe 
E per il suo lavoro, quello che schianta e uccide: "il fatalismo". 
Ma quel mattino aveva quel sentimento nuovo per casa e madre 
e per scacciarlo aveva in corpo il primo vino di una cantina 
e già sentiva in faccia l' odore d' olio e mare che fa Le Havre, 
e già sentiva in bocca l' odore della polvere della mina. 

L' America era allora, per me i G.I. di Roosvelt, la quinta armata, 
l' America era Atlantide, l' America era il cuore, era il destino, 
l' America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata, 
l' America era il mondo sognante e misterioso di Paperino. 

L' America era allora per me provincia dolce, mondo di pace, 
perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta, 
e Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache, 
un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra. 

Non so come la vide quando la nave offrì New York vicino, 
dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello 
e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell' Appennino, 
l' inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello. 

E fu lavoro e sangue e fu fatica uguale mattina e sera, 
per anni da prigione, di birra e di puttane, di giorni duri, 
di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani nella miniera, 
sudore d' antracite in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri. 

Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita, 
l' America era un angolo, l' America era un'ombra, nebbia sottile, 
l' America era un' ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita, 
e dire boss per capo e ton per tonnellata, "raif" per fucile. 

Quand' io l' ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio, 
sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo 
e non capivo che quell' uomo era il mio volto, era il mio specchio 
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo, 
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo, 
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo...


lunedì 28 maggio 2012

L'abbigliamento di un fuochista

Commovente dialogo tra un madre e un figlio che sta per partire per l'America. Trovo fantastica la parte nella quale la madre si preoccupa del matrimonio del figlio e della sua discendenza, dolendosi del fatto che i suoi nipoti non parleranno l'italiano...

Ancora una volta una dimostrazione di quanto la musica italiana abbia dato spazio al fenomeno migratorio, di gran lunga in anticipo sui libri di storia e sulla memoria storica condivisa dagli italiani.





Figlio con quali occhi, con quali occhi ti devo vedere, 
coi pantaloni consumati al sedere e queste scarpe nuove nuove. 

Figlio senza domani, con questo sguardo di animale in fuga 
e queste lacrime sul bagnasciuga che non ne vogliono sapere. 

Figlio con un piede ancora in terra e l'altro già nel mare 
e una giacchetta per coprirti e un berretto per salutare 
e i soldi chiusi dentro la cintura che nessuno te li può strappare, 
la gente oggi non ha più paura, nemmeno di rubare. 

Ma mamma a me mi rubano la vita quando mi mettono a faticare, 
per pochi dollari nelle caldaie, sotto al livello del mare. 
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare, 
in questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare. 

Figlio con quali occhi e quale pena dentro al cuore, 
adesso che la nave se ne è andata e sta tornando il rimorchiatore. 

Figlio senza catene, senza camicia, così come sei nato, 
in questo Atlantico cattivo, figlio già dimenticato. 

Figlio che avevi tutto e che non ti mancava niente 
e andrai a confondere la tua faccia con la faccia dell'altra gente 
e che ti sposerai probabilmente in un bordello americano 
e avrai dei figli da una donna strana e che non parlano l'italiano. 

Ma mamma io per dirti il vero, l'italiano non so cosa sia, 
eppure se attraverso il mondo non conosco la geografia. 
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare, 
in questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare. 

giovedì 16 febbraio 2012

Agli Italiani d'Argentina incontrati ieri in metro




Ecco, ci siamo ci sentite da lì?
 in questo sfondo infinito siamo le ombre impressioniste 
eppure noi qui guidiamo macchine italiane 
e vino e sigarette abbiamo e amori tanti. 
Trasmettiamo da una casa d'Argentina 
illuminata nella notte che fa 
la distanza atlantica 
la memoria più vicina e nessuna fotografia ci basterà. 
Abbiamo l'aria di italiani d'Argentina 
oramai certa come il tempo che farà
con che scarpe attraverseremo queste domeniche mattina
 e che voglie tante che stipendi stani che non tengono mai. 
Ah, eppure è vita ma ci sentite da lì?
 in questi alberghi immensi 
siamo file di denti al sole 
ma ci piace, sì ricordarvi in italiano 
mentre ci dondoliamo mentre vi trasmettiamo. 
Trasmettiamo da una casa d'Argentina 
con l'espressione radiofonica di chi sa 
che la distanza è grande la memoria cattiva e vicina
 e nessun tango mai più ci piacerà. 
Abbiamo l'aria di italiani d'Argentina 
ormai certa come il tempo che farà 
e abbiamo piste infinite negli aeroporti d'Argentina
 lasciami la mano che si va. 
Ahi, quantomar quantomar per l'Argentina. 
La distanza è atlantica 
la memoria cattiva e vicina 
e nessun tango mai più ci piacerà 
Ahi, quantomar 

Ecco, ci siamo ci sentite da lì? ma ci sentite da lì?


sabato 3 dicembre 2011

Amara terra mia





Sole alla valle, sole alla collina, per le
campagne non c'è‚ più nessuno.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella...

Cieli infiniti e volti come pietra, mani
incallite ormai senza speranza.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella...

Tra gli uliveti ‚ nata gi la luna, un bimbo
piange, allatta un seno magro.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella...

giovedì 1 settembre 2011

Benvenuto settembre!

Questa è una canzone difficilmente interpretabile. io l'ho sempre considerata una canzone dell'emigrazione, una bellissima storia di amicizia tra un italiano e uno spagnolo, operai in Svizzera:

un padre che muore e lascia i figli, un figlio che per fame prende un treno con una valigia senza spago (!), poi il collega spagnolo, il pane condiviso nonostante i problemi linguistici, costruire autostrade... beh, se non è emigrazione questa!



"Mio padre seppellito un anno fa,
nessuno piu’ a coltivar la vite,
e verde rame sulle sue poche, poche unghie,
e troppi figli da cullare.
E il treno io l’ho preso e ho fatto bene
spago sulla mia valigia non ce n’era
solo un po’ d’amore la teneva insieme,
solo un po’ di rancore la teneva insieme.
Il collega spagnolo non sente non vede
ma parla del suo gallo da battaglia
e la latteria diventa terra
prima parlava strano e io non lo capivo
pero’ il pane con lui lo dividevo
e il padrone non sembrava poi cattivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Con le mani io posso fare castelli,
costruire autostrade e parlare con Pablo,
lui conosce le donne e tradisce la moglie,
con le donne ed il vino e la
Svizzera verde.E se un giorno e’ caduto e’ caduto per caso
pensando al suo gallo o alla
moglie ingrassata come la foto,
prima parlava strano e io non lo capivo
pero’ il fumo con lui lo dividevo
e il padrone non sembrava poi cattivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
vivo vivo vivo
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
vivo vivo vivo
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
vivo vivo vivo
vivo vivo vivo"

martedì 2 agosto 2011

Italia bella mostrati gentile

Sono tornata a Roma. Chiedo al mio Paese di mostrarsi gentile moderando l'afa estiva, facendomi stare tranquilla e non facendomi pentire di aver voluto fare un dottorato... glielo chiedo così, con la prima strofa di questa canzone.



"Italia bella, mostrati gentile
e i figli tuoi non li abbandonare,
sennò ne vanno tutti ni' Brasile
e 'un si ricordan più di ritornare.

Ancor qua ci sarebbe da lavorà
senza stà in America a emigrà.

Il secolo presente qui ci lascia,
il millenovecento s'avvicina;
la fame ci han dipinto sulla faccia
e per guarilla 'un c'è la medicina.
Ogni po' noi si sente dire: «E vo
Là dov'è la raccolta del caffè».

Nun ci rimane più che preti e frati,
moniche di convento e cappuccini,
e certi commercianti disperati
di tasse non conoscono i confini.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov'è la raccolta del caffè.

Ragazze che cercavano marito
vedan partire il loro fidanzato,
vedan partire il loro fidanzato
e loro restan qui co' i' sor curato.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov'è la raccolta del caffè.

Le case restan tutte spigionate,
l'affittuari perdano l'affitto,
e i topi fanno lunghe passeggiate,
vivan tranquilli con tutti i diritti.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov'è la raccolta del caffè.

L'operaio non lavora
e la fame lo divora
e qui' braccianti
'un san come si fare a andare avanti.
Spererem ni' novecento,
finirà questo tormento,
ma questo è il guaio:
il peggio tocca sempre all'operaio"

mercoledì 20 luglio 2011

Olanda

Inauguriamo ufficialmente (anche se in realtà aveva già avuto luce qualche giorno fa...) la rubrica "canzoni dell'emigrazione/immigrazione". Ho deciso di iniziare con "Banalità" di Daniele Silvestri, una storia di emigrazione e fulmineo ritorno.



"Amico mio
permetti una domanda
sai già che io
domani parto per l'Olanda
ti sarei grato se potessi fare tu per me
una piccola faccenda che più semplice non c'è
si tratterebbe di recarsi in via Panelli 103
citofonare interno 4 e apperna dicono "chi è?" gridare
"Signore Iddio
aiuta questa gente
perché oggi l'uomo che viveva qui e conosco anch'io
è scomparso prematuramente"
Poi aggiungi tu quel che ti va
banalità, banalità
appena puoi vai via di là
sparendo nell'oscurità
Amico mio
ti vedo un po' perplesso
ma forse anch'io
al posto tuo farei lo stesso
ti prego aiutami
aiutami
Tu inventa quello che ti va
vedrai che a loro basterà
tanto alla fine resta la
banalità, banalità
In Olanda il sole è giallo
un po' più freddo che da noi
in Olanda quanto ballo
non lo diresti mai
in Olanda... non capisco
non mi sento soddisfatto
sarà che è tutto così dritto
così spietatamente piatto
Amico mio, fratello
quant'è che non ti vedo
sembra una vita e adesso qui per caso è così bello
io quasi ancora non ci credo
già che ci sei ti sarei grato se potessi fare tu per me
una piccola faccenda che sai te
si tratterebbe di tornare in via Panelli 103
citofonare interno 4 e appena dicono "chi è?" gridare
"amore mio
avevano sbagliato
un incidente, un'amnesia, che so, un'epidemia
ma quel che conta son tornato"
Inventa poi quel che ti va
banalità, banalità
ma se per caso ti aprirà
tu fammi un cenno
che io ti aspetto qua"

venerdì 1 luglio 2011

C'è una ragione a tutto ciò ed è molto semplice

Mi è stato chiesto molte volte: Perchè studi l'emigrazione? Perchè ti interessa l'immigrazione?

La risposta è semplice. Sono un prodotto dell'emigrazione dei laziali verso la capitale, ho cugini in Canada, zii e cugini in Australia e il mio bisnonno andò negli Stati Uniti assieme ai suoi fratelli (ho quindi cugini e parenti di vari gradi anche lì, nella zona di Chicago soprattutto).

Sono cresciuta con questi racconti e poi, forse proprio dopo averli ascoltati, mia madre spesso mi cantava questa

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però solo le prime strofe, mai il finale tragico.

(tra l'altro ho scelto questo video perchè mi fa un po' ridere)