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mercoledì 26 dicembre 2012

Nooralee che diventò un giullare

La principessa Nooralee viveva nel regno di Kajir, appartenuto a non si sa chi, non si sa da quando, non si sa perché. Erano al suo fianco principesse del suo stesso rango sempre innamorate, principi fedeli compagni di giochi, anziane contesse con bocche stracolme di buoni consigli, cavalieri partiti e più volte ritornati, visconti dalle grosse pretese. Grazie a loro non avvertiva mai la benché minima solitudine.

Nessuno aveva mai intaccato l'armonia di Kajir, e i ricordi delle guerre passate riposavano su libri preziosi ed ogni giorno consultabili, scritti con dovizie di particolari dai cantori.
Pochi approdavano nel regno, salvo squadre di giullari che vi si stabilivano, di tanto in tanto. Alcuni rimanevano per qualche stagione, altri per tutta la loro lunga esistenza, fornendo un servizio indispensabile agli abitanti del regno: quello di far ridere. Non tutti i kajiri amavano i giullari e l'arte della risata. I nuovi arrivati erano diversi dai nobili kajiri: amavano indossare abiti multiformi, parlare con migliaia di tonalità e volumi diversi all'interno della stessa frase e mangiare cibi che gli abitanti del regno trovavano a dir poco disgustosi. Per questo molti li disprezzavano e molti andavano a visitarli solo nella sicurezza delle tenebre, di nascosto da tutti. Altri ancora ne erano incuriositi, altri mostravano indifferenza totale, altri iniziavano ad avvicinarli.

Nooralee, per gioco e per caso, per noia o per non essere da meno dei più audaci, iniziò a lanciare timidi messaggi al mondo dei giullari. Solo pensando, ella poteva chiamare a sé le persone, e così fece. Per ascoltare i suoi richiami occorreva però essere soavemente addormentati, essere in procinto di sognare qualcosa di molto piacevole ed avere la porta dei sogni sempre socchiusa e mai serrata da pesanti catene. Una sera uno dei giullari, Taowin, riuscì ad afferrare le onde armoniche della principessa. I due dialogarono per tutta la notte, giocarono sui prati più verdi, navigarono i fiumi più selvaggi, scivolarono su bianche montagne dolci e morbide, scamparono fuochi avvicinandoli senza paura e quasi attraversandoli, furono in grado di afferrare nuvole viola che sembravano di polvere fino a quando il giorno venne a svegliare Taowin ed a addormentare Nooralee. Andarono avanti così per molte notti. Poi le notti non furono più abbastanza ed arrivarono i giorni. La principessa e il giullare si incontravano alla luce del tiepido sole e vedevano le sterminate valli del regno l'uno negli occhi dell'altra, ascoltavano gli uccelli cantare e Taowin aiutava Nooralee ad imparare a imitarne il suono. Lui, invece, apprese come richiamare la sua amica nel sonno, per ogni volta che aveva bisogno delle nuvole viola da sbriciolare in sua compagnia.

Intanto, in un regno non molto lontano, alcuni giullari erano stati accusati di non far ridere abbastanza. Molto e poco cambiò nella loro vita, anche a Kajir. Qualcuno smise di recarsi da loro, i grandi nemici organizzarono contro-giullarate, ma i loro amici rimasero sempre fedeli.

Taowin, turbato da questi disordini, disse un giorno a Nooralee: "Voglio lasciare la confederazione dei regni. Non mi piace più niente nei pressi di Kajir."
Nooralee gli rispose: "Non ti piace più nulla di questo posto? Neanche i kajiri? Neanche io?"
E lui: "Ma tu sei una giullare."




(Nooralee pensò che il suo amico fosse pazzo, che non avesse capito nulla. Invece era lei che in quel momento, non aveva capito nulla. E quanto a noi nel nostro mondo... come e perché Nooralee diventò un giullare?)

giovedì 29 dicembre 2011

Il centro del mondo nella Capitale

Qualche giorno fa ho preso un autobus da Via Nazionale a Via Turati. Per chi non conoscesse Roma: si tratta di un percorso in una zona abbastanza entrale, limitrofa alla Stazione Termini.

Ebbene, un così breve percorso, così ordinario, è stato per una volta piacevolissimo e perfettamente inerente a tutto questo. Ero in piedi e come me altre persone. Due di queste discutevano tra loro su quale fosse la fermata più vicina a Piazza Vittorio. Io beh, con sempre troppa voglia di socializzare, mi sono inserita dicendo: Non vi preoccupate, è la fermata di Via Turati, dove scenderò anch'io.

Una frase semplice, che ha creato qualcosa di insolito. I miei due compagni di viaggio mi hanno sorriso, ci siamo guardati e... boum! abbiamo iniziato a parlare. Uno di loro era un uomo asiatico, credo del Bangladesh, e l'altra una fantastica donna africana sulla sessantina. Lei ha subito detto: "E certo che anche la signorina scende lì. è quello il centro del mondo nella Capitale..."

Altra frase magica. Di nuovo sorrisi, sguardi e nuovi scambi di parole, idee. L'urbanistica del quartiere, il mercato, persino l'orchestra di Piazza Vittorio e i loro concerti fuori dallo Stivale. Arriviamo in Via Turati, scendiamo ci salutiamo.

Ma no, non possiamo salutarci. Il signore mi torna vicino e mi fa: Ma lei è romana? Si sente proprio, però sa... è strano qui incontrare qualcuno col suo accento. è vero, annuisco. è strano ma è stupendo. Ma questo non faccio in tempo a dirglielo perchè il mio nuovo bondu accelera sorridendo e si allontana.

Mi volto, la signora è dietro di me. Nuovo sorriso, rallento. La aspetto. Le chiedo dove è diretta, dobbiamo andare nella stessa direzione. Allora perchè non scambiare ancora due parole?
Mi dice il suo nome, tipico della sua tribù, mi racconta che è una vita che in Italia lavora nel sociale con le donne e i bambini. Le dico come mi chiamo, ancora sorride nel sentire il mio nome crocevia di mondi e culture, le dico di cosa mi occupo. Nuovi sorrisi.

Arriva il momento di salutarci. Ci abbracciamo e ci diamo due baci sulla guancia. Un saluto troppo caloroso per due sconosciute, anche nella mediterranea Italia. Ma è così che sentivamo, così che nessuna delle due ha protestato.
Lei per la sua strada, io per la mia.
Pochi minuti per riflettere. Pochi minuti per spiegare.

Questo è il mondo che vorrei. Questo è il quartiere che amo. Questa è la Roma che sogno, senza strumentalizzazioni, esagerazioni e neanche semplificazioni (nemmeno da parte di chi la pensa come me).

E questo è il modo con il quale ho deciso di augurarvi buone feste.