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lunedì 28 maggio 2012

L'abbigliamento di un fuochista

Commovente dialogo tra un madre e un figlio che sta per partire per l'America. Trovo fantastica la parte nella quale la madre si preoccupa del matrimonio del figlio e della sua discendenza, dolendosi del fatto che i suoi nipoti non parleranno l'italiano...

Ancora una volta una dimostrazione di quanto la musica italiana abbia dato spazio al fenomeno migratorio, di gran lunga in anticipo sui libri di storia e sulla memoria storica condivisa dagli italiani.





Figlio con quali occhi, con quali occhi ti devo vedere, 
coi pantaloni consumati al sedere e queste scarpe nuove nuove. 

Figlio senza domani, con questo sguardo di animale in fuga 
e queste lacrime sul bagnasciuga che non ne vogliono sapere. 

Figlio con un piede ancora in terra e l'altro già nel mare 
e una giacchetta per coprirti e un berretto per salutare 
e i soldi chiusi dentro la cintura che nessuno te li può strappare, 
la gente oggi non ha più paura, nemmeno di rubare. 

Ma mamma a me mi rubano la vita quando mi mettono a faticare, 
per pochi dollari nelle caldaie, sotto al livello del mare. 
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare, 
in questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare. 

Figlio con quali occhi e quale pena dentro al cuore, 
adesso che la nave se ne è andata e sta tornando il rimorchiatore. 

Figlio senza catene, senza camicia, così come sei nato, 
in questo Atlantico cattivo, figlio già dimenticato. 

Figlio che avevi tutto e che non ti mancava niente 
e andrai a confondere la tua faccia con la faccia dell'altra gente 
e che ti sposerai probabilmente in un bordello americano 
e avrai dei figli da una donna strana e che non parlano l'italiano. 

Ma mamma io per dirti il vero, l'italiano non so cosa sia, 
eppure se attraverso il mondo non conosco la geografia. 
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare, 
in questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare. 

giovedì 1 settembre 2011

Benvenuto settembre!

Questa è una canzone difficilmente interpretabile. io l'ho sempre considerata una canzone dell'emigrazione, una bellissima storia di amicizia tra un italiano e uno spagnolo, operai in Svizzera:

un padre che muore e lascia i figli, un figlio che per fame prende un treno con una valigia senza spago (!), poi il collega spagnolo, il pane condiviso nonostante i problemi linguistici, costruire autostrade... beh, se non è emigrazione questa!



"Mio padre seppellito un anno fa,
nessuno piu’ a coltivar la vite,
e verde rame sulle sue poche, poche unghie,
e troppi figli da cullare.
E il treno io l’ho preso e ho fatto bene
spago sulla mia valigia non ce n’era
solo un po’ d’amore la teneva insieme,
solo un po’ di rancore la teneva insieme.
Il collega spagnolo non sente non vede
ma parla del suo gallo da battaglia
e la latteria diventa terra
prima parlava strano e io non lo capivo
pero’ il pane con lui lo dividevo
e il padrone non sembrava poi cattivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.
Con le mani io posso fare castelli,
costruire autostrade e parlare con Pablo,
lui conosce le donne e tradisce la moglie,
con le donne ed il vino e la
Svizzera verde.E se un giorno e’ caduto e’ caduto per caso
pensando al suo gallo o alla
moglie ingrassata come la foto,
prima parlava strano e io non lo capivo
pero’ il fumo con lui lo dividevo
e il padrone non sembrava poi cattivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
vivo vivo vivo
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
vivo vivo vivo
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.
vivo vivo vivo
vivo vivo vivo"